| L’innovazione
in questi mezzi era l’applicazione di un cinematismo
idraulico brevettato da Ormig, che consentiva il brandeggio
del braccio perfettamente bilanciato in quanto lo sforzo
trasmesso ai tiranti di sollevamento era il medesimo.
Caratteristica importante di queste autogru era la monocabina
con centralità dei comandi, che dava la possibilità
ad un unico operatore di effettuare sia la manovra gru
che lo spostamento del veicolo in cantiere. Questa tipologia
di macchine contribuì notevolmente allo sviluppo
industriale dell’epoca nella realizzazione dei
grandi agglomerati industriali.
Agli inizi degli anni ’70 furono prodotti due
nuovi modelli che ebbero grandissimo successo, sia in
ambito portuale che nei montaggi pesanti: la 1200tg,
da 100 tonnellate di portata, con un braccio di 72 metri
e un carro a 5 assi, citata anche nell’Enciclopedia
Italiana Treccani come esempio di mezzo da cantiere;
la 1750tg, da 150 tonnellate di portata con un braccio
di 94 metri e un carro a 6 assi.
La naturale evoluzione di queste macchine è
stata, verso la metà degli anni ’80, la
realizzazione di gru portuali per il carico e scarico
di contenitori e merci sfuse da navi a banchina e viceversa,
tutt’oggi in produzione. Il mezzo più richiesto
dagli operatori è la 4535PTM, in grado di movimentare
45 tonnellate a 35 metri di sbraccio. Dagli inizi degli
anni ’90 la Ormig realizza anche un’autogru
a traliccio da 200 tonnellate, la 2006TR.
|